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I professionisti che investono nel digitale aumentano il loro reddito

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Secondo uno studio, sono tanti gli avvocati, i commercialisti, i notai e i consulenti del lavoro che hanno intrapreso la strada dell’innovazione, aumentando la spesa per ICT. Gli studi tecnologicamente virtuosi hanno visto aumentare la loro redditività, mentre quelli a basso contenuto tecnologico hanno registrato una diminuzione.

 

L’indagine è svolta dal Politecnico di Milano attraverso uno dei 30 Osservatori sulla Digital Innovation, dedicato a Professionisti e Innovazione Digitale, giunto alla 5a edizione. L’approccio utilizzato è di tipo sistemico, perché prende in esame il mondo delle Professioni e le relazioni con i Clienti, i Vendor tecnologici e il loro Canale, la PA e gli Istituti finanziari. Vengono analizzati alcuni aspetti dell’attività lavorativa, tra cui

  • uso del Cloud
  • fatturazione elettronica B2B
  • Startup
  • modelli organizzativi e di business

Gli studi professionali che investono sulla digitalizzazione sono circa il 6% del totale e negli ultimi anni si è affacciato il rischio che il divario tra “innovatori” e “ritardatari” crei una forbice che spacchi il mercato. Si pensi che oltre il 60% degli studi italiani non dispone di un sito Internet. La spesa del 2017 si è attestata complessivamente intorno a 1,17 miliardi di euro (+2,6% rispetto al 2016), ripartita in particolare tra firma digitale, fatturazione elettronica e videochiamate, a cui si aggiungono cloud, social e siti internet, gestione elettronica dei documenti e altro.

Le motivazioni che spingono a questo tipo di investimento vanno dall’adempimento agli obblighi normativi alla ricerca di efficienza interna. Numericamente sono gli avvocati a registrare l’aumento più importante, anche se il loro valore di investimento resta basso, con una spesa media annuale di € 5.300, nettamente superati da Commercialisti (9.000€/anno) e studi multidisciplinari (14.000€/anno). La differenza si giustifica che gli studi legali hanno già affrontato un processo di innovazione con l’avvento  del Processo Telematico (chi doveva adeguarsi lo ha già fatto), mentre Commercialisti e Consulenti del lavoro registrano un aumentato fabbisogno tecnologico  a causa di innovazioni ancora in corso quali il GDPR, la fattura PA e la Fattura elettronica B2B.

Le stime per il 2018 parlano di un aumento del 3,8% che porterebbero la spesa complessiva a 1,21 miliardi.

 

Repubblica Affari & Finanza dedica un articolo all’analisi dettagliata dei risultati dell’indagine. Leggi

 

Per saperne di più, si può approfondire l’argomento sulla pagina dedicata.

1Comment
  • fincance | Ago 25, 2018 at 09:57

    Ottimi spunti di riflessionee su cui riflettere

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